PARLA LA STREET ART – Teelent
  • RESO GRATUITO IN 10 GIORNI
  • SPEDIZIONE MEDIAMENTE IN 48H
  • PAGAMENTO SICURO AL 100%
Nessun prodotto nel carrello.

PARLA LA STREET ART

PARLA LA STREET ART

Nei giorni precedenti e nei primi di apertura della Binnale di Venezia diversi artisti si sono recati nella città lagunare per disseminare i loro lavori lungo le calli. Fra questi, un gruppetto di artisti fiorentini che sono stati citati in un articolo comparso sul quotidiano cittadino che li ha battezzati come "emuli" di Banksy. Da qui, e da altre imprecisioni sulle tecniche da essi adottate è nata una risposta condivisa e chiarificatoria, apparsa sul quotidiano La Nuova Venezia.

Al di là dei toni polemici, che si sono esauriti sul momento, è molto interessante cercare di capire il più possibile i termini di questo affascinante mondo. Liquidarlo come atto di vandalismo è fuorviante oltre che molto riduttivo. E soprattutto, per me, è assolutamente necessario parlare di un fenomeno che è molto vario negli intenti, nei modi e negli stili.


È interessante dunque ascoltare quello che ha detto il gruppo di artisti fiorentini composto da: Ache77, Blub, Exit Enter e Nian:

La Street Art, non serve a salvare le periferie dal degrado, o almeno non soltanto; è una forma di riappropriazione della libertà dell’arte, fruibile da tutti e non esclusivamente da un’ élite, essa non “sussurra”, è un grido al mondo intero nel tentativo di risvegliare una coscienza collettiva oggi addormentata in un sonno profondo.
Le nostre opere in strada chiamano in causa le tematiche più care a ognuno di noi, sviluppate con tecniche artistiche diverse, supporti diversi ma uno stesso fine: un’arte che entri in contatto e che crei contatto con il pubblico della strada, può essere intesa come un’ imposizione, sì ma al fine di una sana e autonoma relazione tra lo spettatore e l’opera d’arte.
I nostri interventi hanno cercato di rispettare il contesto urbano nel quale sono stati realizzati: sono opere site specific in funzione del messaggio, del supporto e del contesto sociale in cui vengono installate. Vogliamo ricordare che veniamo tutti da Firenze, città non meno “fragile” di Venezia, e le nostre tecniche comprendono in gran parte l’utilizzo di materiali come colle vegetali e carta, che ne permettono la facile rimozione, frutto di anni di studi e una consapevolezza derivata dal rispetto del valore delle città.
Mentre i cacciatori di arte giungevano per scoprire le novità proposte dalla Biennale, noi artisti considerati “non” convenzionali disseminavamo di notte le nostre opere per la città; opere pubbliche non commissionate, alla portata di tutti.

I lavori realizzati nelle notti precedenti all’apertura dell’esposizione più importante del mondo, è bene tenerlo presente, sono stati effettuati qualche giorno prima dell’arrivo del grande Banksy, le tempistiche, quindi dimostrano che i nostri interventi non possono essere intesi come un atto di “emulazione”.

Siamo convinti che se il giudizio collettivo su questo artista non fosse stato corrotto dal capitale economico che lo stesso è in grado muovere, la sua opera sarebbe stata considerata al pari delle nostre e viceversa; emulatori di nessuno, etichettati come vandali delle proprie e altrui città, così come si è pensato della Street Art fino alla sua entrata in auge.

La verità è che i nostri lavori sono un’imposizione al pari di tutte gli altri: gli slogan, la pubblicità, i manifesti elettorali eccetera, con la differenza che gli artisti non pagano per quell’imposizione, a differenza delle grandi aziende con le quali passivamente accettiamo di convivere o i politici ai quali decidiamo di credere.
La realtà si materializza davanti a coloro che decidono di vederla, così come queste opere dalla bellezza effimera, che appaiono e scompaiono a seconda della capacità del loro pubblico di vedere oltre quello che stanno distrattamente guardando.
Intendiamo questa risposta come un atto costruttivo e per questo motivo ci mettiamo a disposizione per approfondimenti o chiarimenti …”

Questa la loro interessante testimonianza, utilissima per fornire spunti di riflessione dal "di dentro" e per consentire di approcciarsi meglio ad un fenomeno affascinante come quello dell'arte su strada. Personalmente ritengo che questa modalità espressiva sia molto bella e stimolante, perché ci vedo dentro un'urgenza di condivisione di pensieri ed emozioni che in altre espressioni artistiche non sempre percepisco. Certo, si potrebbe anche fare nel privato di uno studio, ma penso che verrebbero meno alcune caratteristiche che donano spontaneità a questo modo espressivo.

Farlo pubblicamente, rifiutando una targhettizzazione del pubblico, con il rischio di un'esistenza brevissima
e, soprattutto, col rischio, anche maggiore, di un'ammenda per atti vandalici dà a questa forma d'arte un'aura di piratesca memoria e di forte ribellione.

"Io ti parlo, non posso fare a meno di farlo, perché questo è il mio modo di essere nel mondo, di provare a modificarlo e di dimostrare che esisto."

Questa urgenza è qualcosa di più di un mero vandalismo: è una richiesta, è un urlo, è una protesta...e come tale non può restare inascoltata.

Gli interventi sulla strada mi ricordano tanto quegli anonimi che descrivevano la loro realtà sulle pareti delle grotte con pitture rupestri, per appropriarsi dei luoghi e lasciare traccia di sé... Era, ed è, un'urgenza molto umana e nobile, per vivere con la coscienza aperta. Nella vita pratica quei "segni" non era utili alla collettività, ma erano necessari: perché rappresentavano, allora come ora, il nostro modo di essere umani, di partecipare al mondo, di renderlo più nostro e più vivibile.

I ragazzi fiorentini, in quanto Street Artists, fanno proprio questo: condividono pensieri (in maniera molto diversa l'uno dall'altro, con stili e tecniche differenti) cercando di rispettare il più possibile la città, senza però rinunciare alla loro ispirazione/urgenza.

Essi, alla fine del loro testo, si dichiarano disponibili a fornire chiarimenti... Io li stavo prendendo alla lettera e mi stavo concentrando per trovare delle domante le cui risposte potessero aiutarmi a capire.... Poi mi sono fermata e ho capito che io non voglio far domande, perché tutto quello che loro mi dovevano/volevano dire a parole lo hanno già scritto nella loro lettera, adesso devo solo provare IO ad ascoltare le loro "immagini' e a fare il primo passo per cercare di capirle. Grazie a questi artisti per i pensieri condivisi.

Simona Morani.
(Foto di Marco Siracusano)

  • CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO
Condividi su whatsapp
Condividi su google
Condividi su pinterest
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su email

Cosa ti è piaciuto dell'articolo? Commenta qui sotto!

su di NOI..

..Un gruppo di creativi indipendenti che amano sognare ad occhi aperti. Persone del mondo che hanno consumato strade di inchiostro, colori, idee traducendole in “comunicazione”

su di NOI..

..Un gruppo di creativi indipendenti che amano sognare ad occhi aperti. Persone del mondo che hanno consumato strade di inchiostro, colori, idee traducendole in “comunicazione”

ARTICOLI RECENTI

News

PARLA LA STREET ART

PARLA LA STREET ART Nei giorni precedenti e nei primi di apertura della Binnale di Venezia diversi artisti si sono recati nella città lagunare per

Leggi Tutto >

ISCRIVITI ORA

PER RICEVERE TUTTE LE NEWS

Puoi aiutarci ad aiutarli?

Compila il modulo & organizziamo un appuntamento!

GRAZIE !

Verrai contattato al più presto!